A controllare il peso corporeo ci pensa una proteina. Ecco la scoperta.

problemi-obesitaIl raggiungimento e il mantenimento di un peso corporeo ideale sono obiettivi ambiti ma, spesso, non facilmente raggiungibili.

Vi sono molti fattori che influenzano l’aumento e la diminuzione della massa grassa, alcuni dei quali non dipendono dai richiami della “gola” e dalla capacità di saperli controllare.

Ad incidere sul peso, infatti, contribuiscono anche fenomeni fisiologici, legati a particolari momenti della vita (si pensi all’arrivo della menopausa o ad altre disfunzioni ormonali), nonché l’insorgenza di particolari patologie (come quelle che inibiscono il regolare funzionamento del metabolismo) o, ancora, l’assunzione di alcuni farmaci.

Una cosa è certa: il sovrappeso o, peggio, un conclamato stato di obesità, comportano dei rischi molto gravi per la salute.

Il problema del peso corporeo si fa sempre più sentire, anche a seguito dei dati allarmati diramati dal Ministero della Salute e da altri enti preposti al controllo e allo studio degli squilibri metabolici.

Solo nel nostro Paese, 1 adulto su 4 è in sovrappeso, e il dato peggiora se si considerano i soggetti con età compresa tra i 65 e 75 anni, già di per sé da considerarsi a rischio di complicanze cardiopatiche che, nel 23% dei casi, sono dovute proprio a uno sfasamento del peso corporeo.

Il problema dell’eccesso di massa grassa non risparmia nemmeno la popolazione più giovane; anzi, il Ministero della Salute ha stimato che, nel 2010, il 22,9% dei bambini in età scolare è in sovrappeso, con ben l’11,1% dei casi di vera e propria obesità.

Oltre a comportare delle complicanze acute del sistema circolatorio e cardiovascolare, un eccessivo peso corporeo può causare problemi respiratori, strutturali, disfunzioni di fegato e reni e, a lungo andare, può favorire l’insorgere del “diabete mellito di tipo 2 (non-insulino dipendente)”.
Va anche considerato un ulteriore aspetto, tutt’altro che irrilevante, legato a uno stato di sovrappeso e di obesità: il fattore psicologico. L’incapacità a controllare il peso corporeo può, infatti, portare a una serie di conseguenze molto negative a livello “psico-sociale”, fino a sopraggiungere, nel peggiore dei casi, a veri e propri disturbi psichici alimentari (come l'”anoressia o la bulimia”).

Si può capire, quindi, come il mondo scientifico cerchi da anni una soluzione per il contrasto dell’obesità. In tal senso, la scienza ha finora compiuto grandi passi avanti e, da un recente studio condotto dall’Università Cattolica di Louvain (Belgio), pare che se ne stia compiendo un altro, molto importante.

I ricercatori di detto ateneo, infatti, ha dimostrato come la disattivazione di una proteina contenuta nelle cellule dei tessuti dell’intestino (la “MyD88”), comporti una mutazione, del sistema immunitario dell’apparato gastrointestinale, che rallenta la formazione dell’adipe.

Tali modificazioni della flora batteria, quindi, aiuterebbero a sconfiggere l’obesità e costituirebbero un’efficace protezione contro il diabete.

L’uso del condizionale, finora, è d’obbligo, visto che lo studio, pur portando risultati comprovati, è stato condotto solo su cavie e non è ancora applicabile all’uomo; si tratta, comunque, di una scoperta di grande portata.

L’obiettivo a cui mirano i ricercatori è, ora, quello di isolare la composizione della carica batterica intestinale adatta a inibire il funzionamento della suddetta proteina “MyD88” anche nel corpo umano, nonché di sintetizzare il farmaco che permetta di introdurla nei soggetti affetti da conclamati problemi di obesità.

E qui, sorge spontanea una domanda: cosa saremmo disposti a fare per riacquistare il peso forma?

Fonte ansa.it

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