Come portare in tavola un fritto salutare

fritto-salutareI cibi fritti non sono certamente molto consigliati dai dietologi e dai salutisti come alimenti alla base di una alimentazione sana, e cercano sempre di limitarne il consumo sottolineando i rischi che essi comportano.

Come se non bastasse, una nuova conferma della loro pericolosità arriva da una ricerca svolta su centomila soggetti, monitorati per oltre 25 anni, pubblicata dall’American Journal of Clinical Nutrition.

I dati dello studio effettuato rilevano che, all’accrescersi del consumo di cibi fritti, si accresce il rischio di patologie cardiovascolari e diabete; basti pensare che chi mangia fritto 4/6 volte a settimana rischia d’ammalarsi fino al 39% in più di un’altro soggetto che ne consumi meno di una volta a settimana.
Una considerazione particolarmente negativa va fatta sui “fritti fuori casa”, ovvero le consumazioni veloci che nuocciono alla salute.

Vincenzo Fogliano, docente di Food Design all’Università di Wageningen in Olanda, sottolinea la differenza fra la frittura dei locali e dei centri di ristorazione dove l’olio viene mantenuto a temperature altissime per ore, giorni e addirittura settimane, e la frittura casalinga, che in media dura da mezz’ora a un’ora.
Il risultato è che il fritto consumato in luoghi a rischio favorisce più facilmente l’obesità, diabete tipo 2, malattie cardiovascolari.
Ecco perché si consiglia sempre di utilizzare l’olio d’oliva per friggere, e di cucinare in casa. Consigliato l’extravergine, ricco di grassi monoinsaturi e di polifenoli; tuttavia alcuni lo considerano un sapore troppo forte, e quindi l’esperto consiglia nel caso l’olio di semi, preferibilmente quelli con più antiossidanti come l’olio di arachide; il riutilizzo è possibile solo a breve distanza di tempo e se l’olio viene filtrato.

Fonte corriere.it

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