Inquinamento dannoso per il cervello dei bambini

Schermata 2015-03-13 alle 12.32.59L’età infantile è il trampolino di lancio dello sviluppo cognitivo, il bambino cresce rapidamente e subisce cambiamenti somatici e cerebrali che culminano con l’adolescenza. Questo processo è delicato, molti possono essere i fattori di disturbo della crescita intellettiva, uno studio spagnolo ha osservato in particolare la connessione tra rallentato sviluppo cognitivo ed inquinamento.

LO SMOG E LA SCUOLA
I ricercatori del Centre for Research in Environmental Epidemiology (CREAL) di Barcellona hanno seguito per 12 mesi 2715 bambini tra i 7 ed i 10 anni, valutandone attitudini ed attenzione ogni tre mesi,  riportiamo lo studio pubblicato su ScienceDaily.
Questi dati sono poi stati abbinati ai livelli di inquinamento (polveri sottili, anidride carbonica e biossido d’azoto) delle aree in cui sorgevano le scuole frequentate dai candidati per l’esperimento. Il risultato è stato significativo, durante il processo di apprendimento ed esercizio che di solito si mette in pratica in aula infatti gli studenti delle aree più inquinate hanno migliorato attitudine al lavoro ed attenzione solo del 7,5% contro l’11,5% di quelli in aree più salubri e meno trafficate. È stato così dedotto che i bambini che frequentano scuole in quartieri trafficati ed inquinati hanno una tendenza maggiore a rallentare lo sviluppo cognitivo e dell’attenzione, con tutte le implicazioni del caso.

LE CONSEGUENZE
Le possibili conseguenze non si riducono soltanto ad una distorsione dello sviluppo cerebrale del bambino, con deficit correlati, ma anche a rischi aumentati per lo sviluppo di neuropatologie complesse e non necessariamente presenti fin dall’età infantile; è il caso di Parkinson o altre demenze delle quali uno dei “semi” potrebbe essere “piantato” proprio nell’età infantile se esposti a smog ed inquinanti ambientali.

La manifestazione di queste malattie è poi ritardata, riguardano infatti l’età adulta o addirittura la vecchiaia, ma il loro peso sanitario e sociale è indubbio.

I PRECEDENTI STUDI ITALIANI
In passato il professor Roberto Lucchini, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università di Brescia ed alla Mount Sinai School of Medicine di New York, aveva già trovato correlazioni tra inquinamento e disturbi dell’attenzione.

L’equipe del docente infatti aveva provato come la concentrazione di piombo nel sangue di alcuni adolescenti bresciani fosse direttamente legata alla presenza di un disturbo dell’attenzione; notoriamente Brescia è una città moderna, trafficata, collegata agli snodi autostradali più congestionati d’Italia, oltre che avere una notevole tradizione industriale ed in particolare metallurgica.

Ora questi studi stanno diventando base di riferimento per i centri in tutto il mondo che hanno intenzione di provare correlazioni simili.

SALVARE IL SALVABILE
Sfuggire al tran tran quotidiano è impossibile, soprattutto per chi è costretto da lavoro, scuola e famiglia a vivere in grandi città, quindi pensare di spostare interi quartieri e loro relativi abitanti nelle salubri aree rurali dalle quali provenivano i loro padri ed i loro nonni è altresì utopistico.

Secondo i ricercatori però esistono molte soluzioni sostenibili per ridurre l’inquinamento, ad iniziare da una corretta informazione che mostrando le dirette conseguenze dei danni dello smog possa insegnare quanto sia deleterio usare l’auto sempre e per ogni spostamento, portando si spera alla riduzione nell’uso dei veicoli a motore in favore di mezzi più sostenibili.

Riusciremo ad evitare che le generazioni future crescano sempre più “stupide” a causa dell’inquinamento prodotto da noi in questi anni?

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