Salute del cuore: la dieta mediterranea riduce i rischi di cardiopatie del 47%

dieta-mediterraneaUniversalmente osannata per via della sua bontà e dei benefici apportati all’organismo, la dieta mediterranea, vero e proprio fiore all’occhiello dei Paesi che si affacciano sull’omonimo mare, col passare del tempo si scopre portatrice di nuove virtù, tra cui quella di riuscire a diminuire del 47% – dunque quasi a dimezzare – il rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare.

Tale percentuale sarebbe addirittura superiore a quella assicurata da una corretta e regolare attività fisica.

A fare l’importante scoperta sono stati alcuni ricercatori dell’Harokopio University di Atene, in Grecia, i quali hanno condotto uno studio su 2500 cittadini greci tra i diciannove e gli ottantanove anni.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista medico-scientifica “Journal of the American College of Cardiology”.

Tenuti sotto stretta osservazione da parte dell’equipe medica universitaria, i partecipanti allo studio sono stati osservati per un periodo di dieci anni dal punto di vista dello stato di salute e delle abitudini alimentari.

Si è così potuto notare che tra i volontari che seguivano una dieta di tipo mediterraneo – ovvero ricca di alimenti dall’elevato valore nutritivo quali frutta, verdura, cereali, noci, legumi, pesce e olio d’oliva – il rischio di sviluppare patologie cardiache era molto più basso (del 47%, appunto) rispetto a quello corso da chi seguiva un’alimentazione di altro tipo.

Era persino più basso di quello di chi aveva sempre svolto una regolare attività fisica.

Non solo: tale dieta, infatti, si rivelava spesso determinante in caso di altre patologie come diabete, ipertensione e infiammazioni. “Dato che la dieta mediterranea è costituita da alimenti abbastanza comuni o semplici da trovare” ha fatto notare Ekavi Georgousopoulou, uno degli artefici della ricerca “le persone di tutto il mondo potrebbero facilmente adottare questo modello alimentare e proteggersi contro le malattie cardiache, con costi piuttosto contenuti”.

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